La Fondazione Micol Fontana è lieta di annunciare la propria partecipazione, con il prestito di due abiti e altri preziosi materiali del proprio archivio, alla mostra “Beauty Changes: 100 Years of Italian Fashion and Costume”.

 

L’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai e il Consolato Generale di Italia a Shanghai presentano la mostra “Beauty Changes: 100 Years of Italian Fashion and Costume”, che racconta l’evoluzione della moda italiana dall’inizio del XX secolo ad oggi.

La mostra, ospitata presso lo spazio espositivo Bund 33 fino al 29 febbraio 2024, si sviluppa attraverso il percorso che ha portato all’emancipazione femminile, con una narrazione che vuole comunicare l’importanza del ruolo della donna, sia come protagonista che come musa ispiratrice, in un’unica dimensione, artistica e artigianale, della creatività italiana. L’esposizione presenta oltre 100 opere provenienti da tre dei principali settori culturali italiani – moda, opera e cinema – tra cui abbigliamento, disegni, documenti e video, a partire dall’esordio della moda, non più intesa come arte minore, ma come vera e propria arte applicata.

Le opere in mostra non seguono un ordine cronologico, ma sono raccolte in 12 unità tematiche che attraversano l’intero spazio espositivo. Ogni spazio si trasforma in un palcoscenico, consentendo ai visitatori di rivivere i momenti più significativi dell’evoluzione della moda italiana. La mostra si conclude con una sezione video dedicata all’evoluzione delle sfilate, specialmente negli anni Novanta, in quanto parte di un percorso di trasformazione dell’ideale femminile, non solo per le modelle, ma per tutte le donne.

La mostra è curata da Clara Tosi Pamphili con Violet Wang, e organizzata da Hantang Culture con il supporto del Consolato Generale di Italia a Shanghai e l’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai.

ITALIA CINQUANTA. Moda e design. Nascita di uno stile
21 Marzo 2023 – 27 Agosto 2023
Gorizia, Palazzo Attems Petzenstein

Mostra a cura di Carla Cerutti, Enrico Minio Capucci e Raffaella Sgubin
Ideata e promossa da ERPAC FVG (Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia) – Museo della Moda e delle Arti applicate di Gorizia

Comunicato Stampa

Il mito dell’Italian Style prese corpo 70 anni fa, negli anni ’50, quando l’Italia, reduce dalle ferite della guerra, scelse di aggredire il futuro. Presto sarebbe arrivato il cosiddetto “Miracolo italiano”, con le sue grandezze e fragilità, ma quel mito non si è mai offuscato, qualificandosi progressivamente sino ad imporsi come il plus del nostro Paese nei settori più diversi.

Questa grande esposizione, curata da Carla Cerutti, Enrico Minio Capucci e Raffaella Sgubin, affiancati nel lavoro da un nutrito gruppo di importanti specialisti, rilegge quel momento storico alla luce di due specifiche componenti: la moda e il design, comprendendo in quest’ultimo anche la tradizione delle arti applicate, punto di forza della produzione italiana, più artigianale in epoche passate. A latere un terzo “fattore”, il cinema, che di quell’Italian Style fu un potentissimo mezzo di amplificazione planetaria.
La mostra “Italia Cinquanta. Moda e design. Nascita di uno stile” è promossa e organizzata da ERPAC FVG – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, attraverso il suo Museo della Moda e delle Arti applicate di Gorizia. Si potrà ammirare nel sontuoso Palazzo Attems Petzenstein, nel cuore di Gorizia (futura Capitale europea della cultura insieme a Nova Gorica nel 2025) dal 21 marzo al 27 agosto 2023.
L’arco temporale preso in esame è idealmente quello che intercorre tra le elezioni del 18 aprile 1948 e le Olimpiadi di Roma del 1960, un periodo di rinascita economica e culturale, di grande fecondità sia dal punto di vista industriale che artistico e artigianale, momento aurorale del design italiano che sarebbe divenuto celebre come “Made in Italy”.
La sezione dedicata al design e alle arti applicate spazierà dai mobili alle lampade, dalle ceramiche ai vetri, dai metalli alle stoffe d’arredamento, ai tappeti e agli arazzi, scegliendo tra le eccellenze più esemplificative del periodo, sia dal punto di vista creativo che innovativo: i mobili disegnati da Franco Albini, Gio Ponti, Osvaldo Borsani, Gastone Rinaldi, Carlo Mollino, Ico Parisi, Marco Zanuso, Vico Magistretti, Luigi Caccia Dominioni, realizzati da Poggi, Cassina, Fornasetti, Arflex, Azucena, Tecno, Fontana Arte, Rima, le lampade all’avanguardia di Gino Sarfatti, Angelo Lelii, Max Ingrand e dei fratelli Castiglioni, le ceramiche affidate alla produzione industriale da Guido Andloviz, Antonia Campi, Giovanni Gariboldi, Piero Fornasetti, Ettore Sottsass e quelle più “di nicchia” create da Guido Gambone, Guerrino Tramonti, Salvatore Meli, Pietro Melandri, Alessio Tasca, Clara Garesio, la San Polo o, ancora, quelle “d’autore” di Lucio Fontana, Fausto Melotti e Leoncillo Leonardi. La ricchissima e straordinaria produzione muranese verrà esemplificata attraverso il meglio della Venini & C. (Fulvio Bianconi e Paolo Venini), di Aureliano Toso (Dino Martens), di Barovier & Toso (Ercole Barovier), e di Archimede Seguso, oltre ai vetri sommersi di Flavio Poli per Seguso Vetri d’Arte e le preziose reazioni policrome di Giulio Radi. Completano il quadro innovativo dell’arredamento preziosi smalti di Paolo De Poli e dello Studio Del Campo, alcuni su disegno di Gio Ponti, argenti di Lino Sabattini, Eros Genazzi e la nuova produzione industriale in acciaio di Sambonet e di Alessi. Non potevano mancare, a corredo di tutto ciò, stoffe, tappeti e arazzi: dalla rutilante fantasia di Piero Fornasetti ai bozzetti, ai tessuti e agli arazzi di Oscar e Fausto Saccorotti, Enrico Paulucci ed Emanuele Rambaldi per MITA, i cotoni stampati di JSA e della MTS, i tappeti “d’autore” del laboratorio di Renata Bonfanti. Contribuiscono a ricreare l’atmosfera degli anni del boom alcuni esempi iconici di design industriale, come il televisore orientabile Phonola 17/18 del 1956, l’orologio meccanico Cifra 5 di Solari e inoltre la macchina da scrivere Olivetti Lettera 22 del 1950 e la macchina da cucire Necchi Mirella del 1957, entrambe disegnate da Marcello Nizzoli e premiate con il Compasso d’Oro, il più autorevole premio mondiale di design, istituito nel 1954. A questo tema sarà dedicata una sezione della mostra.
Gli anni Cinquanta rappresentano anche per la moda un decennio di fondamentale importanza, tanto che al 1951 si fa risalire la nascita ufficiale della moda italiana, grazie all’iniziativa illuminata di Giovan Battista Giorgini, imprenditore che ebbe l’intuizione di riunire a Firenze i più importanti talenti creativi del momento, selezionati tra quelli che sceglievano di non ispirarsi alle tendenze provenienti da Parigi, che sin dal Settecento era considerata la patria della moda. Cominciava così la favolosa stagione della Sala Bianca di Palazzo Pitti, scenografia d’eccezione di sfilate che radunavano i compratori di tutto il mondo ponendo le basi del fenomeno dell’Italian Fashion. Sarà esposta una selezione dei più significativi modelli del periodo, abiti e accessori, tra i quali creazioni di Emilio Pucci, Emilio Schuberth, Roberto Capucci, Simonetta, Alberto Fabiani, Sorelle Fontana, Jole Veneziani, Gattinoni, Biki, Curiel, Marucelli, Gucci e Salvatore Ferragamo. Queste firme annoveravano tra la propria clientela le stelle del cinema hollywoodiano come Ava Gardner, Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Esther Williams, oltre alle dive “nostrane” come Sophia Loren, Gina Lollobrigida ed Elsa Martinelli. Al termine del decennio aprirà il suo atelier Valentino, che impronterà del suo stile i decenni successivi.
Nella promozione della nascente moda italiana sul piano internazionale si miscelavano sapientemente ingredienti unici come il patrimonio culturale italiano, un’artigianalità di altissimo livello e la vetrina offerta dalle produzioni cinematografiche. Se le capitali nazionali della moda erano Roma, Firenze e Milano, a nordest si preparavano dei talenti creativi destinati a grandi successi. Il triestino Renato Balestra, nel periodo considerato, era un apprezzato disegnatore per Schuberth e le Sorelle Fontana, ma avrebbe aperto un proprio atelier alla fine del decennio; a Milano già operava Gigliola Curiel. Mila Schön e Ottavio Missoni, entrambi dalmati, si affacciavano sulla scena della moda proprio negli anni Cinquanta per trionfare nel decennio successivo.
La sezione Design e Arti Applicate ospiterà circa 150 pezzi, provenienti da collezioni pubbliche e private, sarà curata da Carla Cerutti, già co-curatrice con Raffaella Sgubin della mostra “Futurismo. Moda. Design” del 2009, e si avvarrà della consulenza scientifica dell’Associazione degli Archivi delle Arti Applicate Italiane del XX secolo.
La sezione Moda sarà curata da Enrico Minio Capucci e Raffaella Sgubin con la partnership della Fondazione Roberto Capucci e la collaborazione dell’Archivio della Moda italiana di Giovan Battista Giorgini e dello CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) dell’Università di Parma. I capi in mostra arriveranno dalla Collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli, dalla Fondazione Roberto Capucci e dagli archivi delle maison, come ad esempio il Museo Salvatore Ferragamo, l’Associazione Germana Marucelli, la Fondazione Micol Fontana, la Fondazione Archivio Emilio Pucci.

Donne in equilibrio 1955/1965

Museo Salvatore Ferragamo, Firenze

20 maggio 2022 – 18 aprile 2023

 

L’esposizione rende omaggio a Wanda Miletti Ferragamo e a tutte le donne che hanno contribuito al cambiamento della società italiana durante il secondo dopo guerra.

Virtual tour alla mostra https://www.ferragamo.com/museo/it/donne-in-equilibrio-virtual-tour

Bulgari The Art of Craft – The Glamour of Italian Excellence

Expo 2020 Dubai, Padiglione Italia

12 dicembre 2021 – 8 gennaio 2022

 

60 creazioni d’archivio di Bulgari dialogano con 21 abiti dei grandi maestri della moda italiana. Accanto ai gioielli, in mostra una serie di prestigiosi capi Haute Couture.

Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination

The Metropolitan Museum of Art, New York

10 maggio – 8 ottobre 2018

 

La mostra propone un dialogo tra moda e capolavori d’arte medievale nelle collezioni del museo per esaminare i continui legami della moda con le pratiche devozionali e le tradizioni del Cattolicesimo. Con oltre un milione e 600 mila visitatori, è la mostra più visitata di sempre del MET di New York https://www.metmuseum.org/exhibitions/listings/2018/heavenly-bodies

Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968

02 dicembre 2014 – 10 gennaio 2016

MAXXI, Roma; Villa Reale, Monza

 

La mostra non narra la storia dell’alta moda, è piuttosto il tentativo di ricomporre, con il filtro dell’oggi, la complessa e cangiante immagine della moda italiana, in un racconto corale fatto di tante storie esemplari che sono il tessuto che darà forma e consistenza al grande successo dell’etichetta “made in Italy”.

https://www.maxxi.art/events/bellissima/